
«La differenza tra la rivoluzione proletaria e la rivoluzione borghese potrebbe essere riassunta in cinque punti fondamentali:
1. La rivoluzione borghese incomincia, di solito, quando le forme della struttura capitalista, sorte e maturate in seno alla società feudale prima ancora di una rivoluzione aperta, sono già più o meno pronte; mentre invece la rivoluzione proletaria incomincia quando mancano del lutto, o quasi del tutto, le forme già pronte della struttura socialista.
2. Il compito fondamentale della rivoluzione borghese si riduce a conquistare il potere e a metterlo in accordo con l’economia borghese esistente; mentre invece il compito fondamentale della rivoluzione proletaria consiste, dopo la conquista del potere, nell’edificare un’economia nuova, socialista.
3. La rivoluzione borghese si conclude, di solito, con la conquista del potere; mentre invece per la rivoluzione proletaria la conquista del potere è soltanto l’inizio e il potere viene utilizzato come leva per la trasformazione della vecchia economia e l’organizzazione di un’economia nuova.
4. La rivoluzione borghese si limita a sostituire al potere un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori: perciò non ha bisogno di demolire la vecchia macchina statale; mentre invece la rivoluzione proletaria caccia dal potere tutti, senza eccezione, i gruppi di sfruttatori e porta al potere il capo di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati, la classe dei proletari; perciò non può fare a meno di demolire la vecchia macchina statale e di sostituirla con una nuova.
5. La rivoluzione borghese non può raccogliere attorno alla borghesia, per un periodo di una certa durata, masse di milioni di lavoratori e di sfruttati, appunto perché essi sono lavoratori e sfruttati; mentre invece la rivoluzione proletaria, se vuole assolvere il proprio compito essenziale che è di consolidare il potere proletario e di edificare una nuova economia socialista, può e deve legare i lavoratori e gli sfruttati al proletariato, in un’alleanza durevole, appunto perché essi sono dei lavoratori e degli sfruttati».
Iosif Stalin, “Questioni del leninismo”